Seminari

 

“IL DONO”

Seminario di Pedagogia Genitoriale – Todi 12-13 Dicembre 2014 Convento Monte Santo, Todi

 

Donare è un’arte che è sempre stata difficile: l’essere umano ne è capace perché è capace di rapporto con l’altro, ma resta vero che questo «donare se stessi» – perché di questo si tratta, non solo di dare ciò che si ha, ciò che si possiede, ma di dare ciò che si è – richiede una convinzione profonda nei confronti dell’altro.

Esiste ancora il dono, oggi? In una società segnata da un accentuato individualismo, con i tratti di narcisismo, egoismo, che la caratterizzano, c’è ancora posto per l’arte del donare?  Nell’educazione, nella trasmissione alle nuove generazioni  c’è attenzione al dono e all’azione del donare come atto autentico di umanizzazione? C’è la coscienza che il dono è la possibilità di innescare i rapporti reciproci tra umani, qualunque poi sia l’esito? Donare significa per definizione consegnare un bene nelle mani di un altro senza ricevere in cambio alcunché.

Bastano queste poche parole per distinguere il «donare» dal «dare», perché nel dare c’è la vendita, lo scambio, il prestito. Nel donare c’è un soggetto, il donatore, che nella libertà, non costretto, e per generosità, per amore, fa un dono all’altro, indipendentemente dalla risposta di questo. Potrà darsi che il destinatario risponda al donatore e si inneschi un rapporto reciproco, ma può anche darsi che il dono non sia accolto o non susciti alcuna reazione di gratitudine.
Donare appare dunque un movimento asimmetrico che nasce da spontaneità e libertà. Perché? Possono essere molti i tentativi di risposta, ma il donare è possibile perché l’uomo ha dentro di sé la capacità di compiere questa azione senza calcoli: è capax boni, è capax amoris, sa eccedere nel dare più di quanto sia tenuto a dare. È questa la grandezza della dignità della persona umana: sa dare se stesso e lo sa fare nella libertà! È l’homo donator.

Certo, c’è un rischio da assumere nell’atto del donare, ma questo rischio è assolutamente necessario per negare l’uomo autosufficiente, l’uomo autarchico. E se il dono non riceve ritorno, in ogni caso il donatore ha posto un gesto eversivo: attraverso il donare ha acceso una relazione non generata dallo scambio, dal contratto, dall’utilitarismo. Ha immesso una diastasi nelle relazioni, nei rapporti, fino a porre la possibilità della domanda sul debito «buono», cioè il «debito dell’amore» che ciascuno ha verso l’altro nella communitas. Sta scritto, infatti nelle scritture: «Non abbiate alcun debito verso gli altri se non quello dell’amore reciproco»
La prima possibilità del dono avviene attraverso la parola: parola donata, data all’altro. L’azione del dare la parola, del donare le cose espropriandole da se stessi, del dare la presenza e il tempo non chiede restituzione, ma richiede che l’iniziativa del dono sia proseguita, continuata. Il donare non può essere sottoposto alla speranza della restituzione, di un obbligo che da esso nasce, ma lancia una chiamata, desta una responsabilità, ispira il legame sociale. Il debito dell’amore regge la logica donativa alla quale è peculiare il carattere della gratuità, l’assenza della reciprocità: «Non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra» (Mt 6,3) Ogni vita umana è istituita da un debito radicale, grazie al quale l’altro è colui del quale si è responsabili, una persona che, una volta incontrata, ha diritto a essere destinataria di tutto l’amore che possiamo. Tutti siamo stati donati alla vita e tutti abbiamo bisogno di essere per-donati.

 

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” I racconti del corpo: Fenomenologia e narrazione dell’obesità “

23 Ottobre 2014 – Città della Pieve, Chiesa di S. Agostino

 

obesitaL’individuo e il proprio corpo vivono dentro una narrazione, una biografia che prima di essere vissuta, vive di ricordi, i propri e gli altrui. E’ la vita che diviene domanda, per rivisitare l’accaduto secondo le varie stagioni dell’io e i vari corpi, o meglio i rapporti che intratteniamo con il nostro corpo durante le diverse epoche della nostra vita. La traccia e la testimonianza che lascia il corpo sono decisive per raccontare la propria vita e per raccontarsi agli altri. Nella storia del corpo e del suo “peso” c’è tutta la storia della nostra vita emotiva e come ci ricorda Proust il corpo è il custode della memoria più profonda. Se è vero, che il corpo vissuto è il luogo della comunicazione e dell’incontro interpersonale, se è vero che esso è il luogo dell’appello con il mondo e con l’altro e con il proprio desiderio, allora non può esservi nessuno che, studioso dell’umano, possa esimersi dall’approfondirne la comprensione. La giornata di studio, occasione di incontro tra Centri Europei, intende rappresentare un approccio nuovo al problema dell’obesità: filosofi, medici nutrizionista e psichiatri, psicologi presenteranno in forma di dialogo riflessioni, ipotesi, dati e risultati per restituire la complessità del rapporto dell’uomo con il proprio corpo, e del suo essere nel mondo. Il seminario fa parte del Corso di Perfezionamento “Le buone pratiche di cura nel trattamento dei Disturbi del Comportamento Alimentare – Modelli organizzativi e paradigmi teorici” – V edizione.

 

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” Felici i felici: promessa e vincolo alla felicità”

6 e 7 Giugno 2014 – Seminario di pedagogia genitoriale

 

Non si è mai troppo giovani o troppo vecchi per la conoscenza della felicità. A qualsiasi età è bello occuparsi del benessere dell’anima. Chi sostiene che non è ancora giunto il momento di dedicarsi alla conoscenza di essa, o che ormai è troppo tardi, è come se andasse dicendo che non è ancora il momento di essere felice, o che ormai è passata l’età. Da giovani come da vecchi è giusto che noi ci dedichiamo a conoscere la felicità. Per sentirci sempre giovani quando saremo avanti con gli anni in virtù del grato ricordo della felicità avuta in passato, e da giovani, irrobustiti in essa, per prepararci a non temere l’avvenire. Cerchiamo di conoscere allora le cose che fanno la felicità, perché quando essa c’è tutto abbiamo, altrimenti tutto facciamo per averla.
Epicuro, Lettera sulla Felicità

 

l’Associazione Mi fido di te ONLUS organizza il consueto seminario di pedagogia genitoriale che si svolgerà i giorni 6 e 7 Giugno 2014 presso il Convento dei Frati Minori di Montesanto in via Circonvallazione Ovest a Todi .
Il seminario è rivolto a genitori, parenti, amici , compagni di persone affette da Disturbi aliementari e a tutti gli operatori interessati alla problematica.
Il seminario vedrà come sempre le due giornate suddivise in una parte teorica ( venerdi mattina) e una parte esperienziale (venerdi pomeriggio e sabato mattina) , in quest’ultima i partecipanti saranno invitati a lavorare in gruppo sul tema scelto.
Gli interventi teorici saranno tenuti dalla Dott.ssa Paola Bianchini, dott.ssa Cristiana Pettinelli e Dott.ssa Simonetta Marucci; mentre i lavori di gruppo saranno condotti dalle Dott.sse Mariagrazia Paradiso, Raffaella Fasoli, Chiara Burini, Francesca Pierotti , Michela Angeletti , Chiara De Santis , Emanuela Falconi ,Claudia Crispolti e Bianca Rinaldo.
Al seminario prenderanno parte i corsisti del Master ECM Corso di Perfezionamento “Le Buone Pratiche di cura dei DCA; modelli organizzativi e paradigmi teorici” che l’Associazione annualmente organizza al fine di formare operatori esperti in campo DCA che possano seguire il nostro modello terapeutico.
Il seminario rappresenterà quindi anche un importante luogo di incontro e confronto con tali operatori in formazione.

 

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